Danno da pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale: rimessa alle Sezioni Unite la questione del rapporto tra art. 684 c.p. e art. 114 c.p.p.

Con ordinanza 28 ottobre 2015 n. 22003, Rel. Campanile, la Prima sezione civile della Corte, dovendo decidere su una questione di risarcimento del danno conseguente al reato di pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale, ha rimesso gli atti alle Sezioni Unite con riferimento all’interpretazione del combinato disposto degli artt. 114 c.p.p. e 684 c.p.,, oggetto di contrasto e giudicata di particolare importanza, e cioè se la valutazione del giudice di merito debba ritenersi vincolata al semplice rilievo della mera (anche) “minima” riproduzione di un atto non divugabile ovvero possa essere orientata all’apprezzamento dei contenuti della riproduzione medesima.

Nel caso di specie, il Tribunale di Milano con sentenza 4 settembre 2006, e poi la Corte di appello di Milano, rigettavano la domanda di risarcimento per violazione della privacy e lesione della reputazione di una società, in relazione alla pubblicazione su un periodico di due articoli relativi a indagini in cui l’attrice era risultata coinvolta.

Su una vicenda analoga, relativa alla pubblicazione non del “contenuto” ma appunto di “atti” non coperti dal segreto, si era già pronunciata Cass. III, 20 gennaio 2015 n. 838. Quest’ultima aveva censurato la decisione di merito, la quale aveva ritenuto che una citazione virgolettata e dunque testuale di un atto, sol perché assai breve, non integrasse ipotesi di pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale ex art. 684 c.p.

Successivamente con ordinanza 30 marzo 2015, la stessa Terza sezione aveva rimesso gli atti alle Sezioni Unite in merito a questioni analoghe a quelle oggetto della ordinanza che si segnala.

L’art. 684 c.p. prevede che: “Chiunque pubblica, in tutto o in parte, anche per riassunto o a guisa d’informazione, atti o documenti di un procedimento penale, di cui sia vietata per legge la pubblicazione, è punito con l’arresto fino a trenta giorni o con l’ammenda da cinquantuno euro a duecentocinquantotto euro”.

L’art. 114 c.p.p. prevede che :

1. È vietata la pubblicazione, anche parziale o per riassunto, con il mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione, degli atti coperti dal segreto o anche solo del loro contenuto.
2. È vietata la pubblicazione, anche parziale, degli atti non più coperti dal segreto fino a che non siano concluse le indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare.

(…)

7. È sempre consentita la pubblicazione del contenuto di atti non coperti dal segreto.