Obblighi di protezione gravanti su una struttura sanitaria psichiatrica e danno da “perdita parentale”

Trib. Rimini 18 agosto 2015, Giud. La Battaglia affronta talune questioni civilistiche relative ad una peculiare e delicata vicenda di responsabilità medica: Il caso origina dalla domanda risarcitoria per “danno parentale” avanzata dalla moglie di un malato psichiatrico, ricoverato per decisione dell’AUSL in una casa di cura residenziale convenzionata con la stessa, ma scomparso durante la degenza e poi ritrovato morto (per un precedente non dissimile cfr.  Cass. 16 maggio 2014 n. 10832)

Orbene, il giudice romagnolo ritiene, conformemente alla ormai granitica giurisprudenza di legittimità, che il ricovero presso struttura sanitaria sia fonte di una prestazione, strumentale e accessoria rispetto a quella principale di somministrazione delle cure mediche, che ha ad oggetto “obblighi di protezione” ulteriori, quali la salvaguardia della incolumità fisica e patrimoniale del paziente (così già Cass. n. 19658/14). Ritiene dunque configurabile la responsabilità contrattuale non solo della struttura residenziale convenzionata, ma anche del  direttore sanitario della medesima e di altro medico che concretamente operava nella stessa.

Quanto al danno da perdita del rapporto parentale, è ribadito non soltanto che l’onere di allegazione e probatorio incombe sull’attore che ne pretenda il risarcimento – il che assume contorni inusuali nella vicenda de qua che interessa un anziano paziente affetto da sindrome paranoica rivolta principalmente proprio verso l’attrice – ma anche che la sua funzione è quella di riparare il danno rappresentato dallo sconvolgimento emotivo e dal patimento interiore conseguente alla definitiva perdita del congiunto.