La Corte di Appello di Palermo solleva la questione di legittimità costituzionale dell’art. 337-ter c.c. nella parte in cui non consente al giudice di valutare se risponda all’interesse del minore mantenere un rapporto stabile con l’ex convivente del genitore biologico

Con ordinanza 31 agosto 2015 la Corte di appello di Palermo ritiene che tra i soggetti con il quale il figlio minore ha diritto a mantener un rapporto stabile e significativo non rientra anche l’ex partner del genitore biologico. Conseguentemente ritiene necessario sollevare questione di legittimità costituzionale dell’art. 337-ter c.c.: tale disposizione, infatti, nello stabilire che “il figlio minore ha diritto a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori” – finalità per realizzare la quale il giudice ex art. 337-bis “adotta i provvedimenti relativi alla prole con esclusivo riferimento all’interesse morale e materiale di essa” – si pone in contrasto non componibile in via interpretativa con la Costituzione (artt. 2, 3, 30, 31 117) e la CEDU (art. 8).

Il Tribunale di Palermo aveva invece riconosciuto ex art. 337-bis e 337-ter c.c., interpretati conformemente agli artt. 8 CEDU e 7 e 24 CDFUE, il diritto del minore di mantenere un rapporto stabile (anche) con l’ex convivente (omosessuale) del genitore biologico.
Con decreto del 13 aprile 2015, il Tribunale di Palermo Est. Ruvolo si era infatti pronunciato sul ricorso proposto ai sensi dell’art. 737 c.p.c. dall’ex convivente del genitore biologico al fine di mantenere i rapporti con i figli di questo. La vicenda concerneva una coppia omossessuale che nel corso della relazione sentimentale aveva deciso di avere dei figli. Una delle donne ricorreva così alla procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo in uno Stato estero, conclusasi con la procreazione di due gemelli. Risultando genitore nei registri dello stato civile italiani la sola madre biologica, la coppia adiva l’autorità giudiziaria al fine di ottenere in capo all’altro partner il riconoscimento di una “potestà analoga a quella genitoriale” (sulla trascrizione del certificato di nascita del figlio di coniugi “same sex”, cfr. Corte di Appello di Torino 29 ottobre 2014, in Dir. civ. cont. 19 gennaio 2015, con nota di Noto La Diega, La trascrizione del certificato di nascita del figlio di coniugi “same sex”. Filiazione omogenitoriale, ordine pubblico internazionale e interesse del minore nella recente giurisprudenza torinese).

I ricorsi venivano rigettati, sia in primo che in secondo grado, per l’inesistenza di un simile diritto nel nostro ordinamento. Entrata in crisi la relazione di coppia, la madre biologica recideva i contatti tra i figli e l’ex partner.
La ricorrente, madre sociale sebbene non biologica dei bambini, domandava ai sensi degli articoli 337-bis e 337-ter c.c. il riconoscimento del diritto a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con essi (sul diritto di adottare il figlio biologico del convivente omosessuale cfr. Trib. minorenni Roma 30 luglio 2014, in Dir, civ. cont. 2 settembre 2014; sulla questione del riconoscimento in Italia del provvedimento di adozione straniero cfr. Trib. minorenni Bologna 10 novembre 2014, in Dir. civ. cont. 3 dicembre 2014 con nota di Bilotti, Il riconoscimento in Italia dei provvedimenti stranieri di “stepchild adoption” da parte del coniuge “same sex” del genitore biologico: il Tribunale per i Minorenni di Bologna solleva la questione di legittimità costituzionale degli artt. 35 e 36 della legge 184/1983; sul riconoscimento in Italia della sentenza di adozione con effetti legittimanti da parte di single cfr. Tribunale per i minorenni Bologna 17 aprile 2013, in Dir. civ. cont. 23 novembre 2014 con nota di Astone, Riconoscimento in Italia di sentenza straniera di adozione da parte di un single con effetti legittimanti: il Tribunale per i minorenni di Bologna supera la Cassazione).

Il Tribunale, pur dichiarando la carenza di legittimazione ad agire della ricorrente, procedeva comunque ad un esame del merito della questione sulla scorta della partecipazione al procedimento del P.M., quale interveniente necessario in base al disposto dell’art. 70 c.p.c., che aveva fatto proprie le istanze della ricorrente.

L’autorità giudiziaria palermitana, accertata l’esistenza di un rapporto familiare di fatto, all’epoca in cui le donne convivevano, nonché di un rapporto affettivo significativo tra la ricorrente ed i bambini, riteneva che andasse “assolutamente preservato – in funzione del preminente interesse dei minori – il solido rapporto esistente tra loro e la persona che, sin dalla loro nascita, ha svolto il ruolo sostanziale di genitore (c.d. genitore sociale)”.

Un’interpretazione evolutiva, convenzionalmente e costituzionalmente orientata, degli articoli 337-bis e 337-ter c.c. – affermava il Tribunale – non può che estendere l’ambito applicativo delle norme codicistiche sino a “delineare un concetto allargato di bigenitorialità e di famiglia, ricomprendendo per tale via anche la figura del genitore sociale”. Infatti, “quando il rapporto instauratosi tra il minore e il genitore sociale è tale da fondare l’identità personale e familiare del bambino stesso, questo rapporto deve essere salvaguardato, al pari di quanto riconosce oggi l’art. 337-ter c.c. nei confronti dei genitori biologici”.

Conseguentemente, il Tribunale di Palermo riconosceva in capo ai minori il diritto di mantenere un rapporto stabile con l’ex convivente (omosessuale) del genitore biologico.

L’ordinanza della Corte di appello di Palermo – emessa in sede di reclamo avverso il decreto 13 aprile 2015 – ritiene invece che tra i soggetti con i quali il figlio minore ha diritto a mantener un rapporto stabile e significativo non rientra anche l’ex partner del genitore biologico. Conseguentemente, in considerazione della “impossibilità di esperire un’interpretazione adeguatrice della norma in oggetto, stante il significato univoco della stessa”, ritiene necessario sollevare questione di legittimità costituzionale dell’art. 337-ter c.c.: tale disposizione, infatti, nello stabilire che “il figlio minore ha diritto a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori” – finalità per realizzare la quale il giudice ex art. 337-bis “adotta i provvedimenti relativi alla prole con esclusivo riferimento all’interesse morale e materiale di essa” – si pone in contrasto non componibile in via interpretativa con la Costituzione (artt. 2, 3, 30, 31 117) e la CEDU (art. 8).