L’omessa o tardiva diagnosi di una patologia terminale implica la risarcibilità del danno “tanatologico”

Secondo Cass. 20 agosto 2015 n. 16993 anche quando non sussiste nesso di causalità tra l’omessa diagnosi di un male terminale e l’evento morte – cui comunque si sarebbe pervenuti anche all’esito di una corretta diagnosi – deve essere risarcito il danno subito dal paziente per non avere potuto usufruire di cure palliative o comunque per non avere potuto gestire in piena consapevolezza la fase terminale della propria vita (c.d. danno tanatologico). Il riferimento al “danno tanatologico” è forse qui improprio, dovendosi piuttosto parlare di “danno catostrofale”.

E così, per la Suprema Corte, sussiste un danno risarcibile sia quando non c’è imperizia, l’intervento è necessario e risolutivo, ma manca il consenso informato (G. MIOTTO, La “struttura” dei danni da omissione del “consenso informato”, in Dir. civ. cont., 21 luglio 2015), sia quando una diagnosi puntuale e tempestiva non avrebbe potuto comunque evitare l’esito infausto.