Le Sezioni Unite sull’onere della prova dell’autenticità del testamento olografo

Le Sezioni Unite, con sentenza 15 giugno 2015 n. 12307, Rel. Travaglino, componendo il relativo contrasto, hanno affermato il principio secondo il quale, ove la parte contesti l’autenticità del testamento olografo, la stessa è tenuta a proporre domanda di accertamento negativo della provenienza della scrittura e, quindi, secondo i principi generali dettati in tema di accertamento negativo, su di essa grava l’onere della relativa prova.

Tra le due tesi sostenute in dottrina e giurisprudenza – quella della querela di falso e quella del mero disconoscimento – le Sezioni Unite prediligono una terza via, rispolverando l’impianto argomentativo e la soluzione del primo precedente del 1951 (Cass. 15 giugno 1951 n. 1545, Pres. Mandrioli, est. Torrente, in Foro it., 1951, I, 855).

In quell’occasione, la Cassazione aveva ritenuto che “incombe al successibile ex lege che, dopo aver disconosciuto l’autografia del testamento olografo, promuove petizione d’eredità, l’onere di provare la falsità della scheda testamentaria”. Ciò, in quanto l’attrice (nipote del de cuius) aveva promosso un’azione di accertamento negativo diretta a negare la qualità di erede testamentaria della convenuta, vedova del de cuius, “ed è noto l’insegnamento della migliore e prevalente dottrina” – aggiungeva il relatore Andrea Torrente – “che nelle azioni di accertamento negativo impone all’attore l’onere della prova dell’inesistenza degli elementi costitutivi della fattispecie dedotta.” Nè, poteva ritenersi – proseguiva la cassazione – che il principio in questione soffrisse deroghe in relazione alla fattispecie della scrittura privata e del testamento olografo. In sostanza, “il principio generale, secondo il quale l’onere della prova nelle azioni di accertamento negativo incombe all’attore si applica anche in tema di accertamento negativo della provenienza di scritture private, o dell’autografia di testamenti olografi (senza che occorra qui precisare se all’uopo sia necessaria la querela di falso)”.

In sostanza, il successore legittimo che intenda impugnare il testamento olografo per difetto di autenticità non può limitarsi a disconoscerlo, ma non è neppure tenuto ad esperire querela di falso: ad ogni modo, l’onere probatorio grava comunque sullo stesso, trattandosi di azione di accertamento negativo.

In applicazione del principio di diritto affermato, le sezioni unite cassano con rinvio alla Corte di appello di Roma la sentenza impugnata, relativa ad una vicenda sorta nel 1963 e ora continuata dagli eredi degli originari attori che, rivendicando il proprio diritto e il riconoscimento della qualità di erede, avevano impugnato il testamento olografo – con cui il de cuius attribuiva l’intero patrimonio alla vedova – a loro dire falso per difetto di autenticità.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE: Sull’onere della prova nell’azione di accertamento negativo cfr. MICHELI, L’onere della prova, Padova, 1942, 300, 386 (richiamato nella nota redazionale a corredo del precedente del 1951); e già CHIOVENDA, Istituzioni di diritto processuale civile, I, Napoli, 1936, 205; Sulla questione del disconoscimento o della querela di falso, una sintesi di giurisprudenza in BIANCA, Diritto civile, 2.2, Le successioni, Milano, 2015, 289; ed una presa di posizione a favore della querela di falso, da ultimo, in SESTA, Questioni sulla prova della falsità del testamento olografo, in Contr. impr., 2014, 69 che cita proprio il precedente del 1951. Cass., 15 giugno 1951, n. 1545, est. Torrente, è pubblicata in Foro it., 1951, I, p. 855, e in Riv. dir. proc., 1952, II, p. 69 con nota di LISANTI, In tema di onere della prova nella petitio ereditatis, approvata da SATTA, Commentario al Codice di procedura civile, Milano, 1960, p. 194, e da MICHELI, In tema di onere della prova nelle azioni di accertamento negativo (impugnativa di testamento olografo di parte dell’erede legittimo, in Giur. compl. Cass. civ., 1951, p. 414; ma criticata da ANDRIOLI, Commentario al codice di procedura civile, Napoli, II, 1956, p. 147.