La Cassazione ammette la responsabilità precontrattuale della pubblica amministrazione anche ex art. 1338 c.c.

Secondo Cass. 12 maggio 2015 n. 9636, Rel. Lamorgese,  la p.a. risponde precontrattualmente non solo ex art. 1337 c.c. ma anche ex art. 1338 c.c. per non aver comunicato al privato l’esistenza di una norma o di elementi di fatto che rendono il contratto inefficace. E ciò anche quando la scelta del contraente sia avvenuta con procedura di evidenza pubblica (es. licitazione privata).

Nel caso di specie la p.a., aggiudicato e stipulato il contratto, aveva richiesto l’anticipata realizzazione dei lavori in via d’urgenza, malgrado il decreto di approvazione non fosse stato ancora registrato dalla Corte dei Conti (condicio iuris).

Secondo la Cassazione, all’esito del diniego di registrazione in ragione della non fattibilità dell’opera – e dunque del mancato avverarsi della condicio iuris – occorre valutare se la p.a., non comunicando elementi di diritto e di fatto dalla stessa conosciuti o conoscibili, abbia leso l’affidamento incolpevole del contraente alla conclusione di un contratto efficace (peraltro in parte eseguito). L’ affidamento non può considerarsi in astratto colpevole in ragione del principio “ignorantia juris non excusat”.

Basti qui osservare che in dottrina si è autorevolmente osservato – Sacco [e De Nova], Il contratto, 2, in Trattato di diritto civile diretto da Sacco, Torino, 1993, 573 – che «ogni e qualsiasi nullità dipende da una legge, e dal mancato adeguamento del comportamento privato alle previsioni della legge: a questo punto, se veramente la violazione di una legge desse luogo all’irrisarcibilità del danno patito dal contraente che ha avuto fiducia, l’art. 1338 c. c. avrebbe già cessato di operare».