Il terzo non può riprodurre senza il consenso del suo autore l’immagine da questi pubblicata nel suo profilo Facebook

Trib. Roma 1 giugno 2015, Rel Basile affronta il delicato problema della riproduzione abusiva di immagini fotografiche, condivise sul proprio profilo Facebook dal suo autore e pubblicate senza il suo consenso da testata giornalistica a diffusione nazionale.

Per le controverse immagini, qualificate dal Collegio come “semplici”, cioè “immagini di persone o di aspetti, elementi o fatti della vita naturale o sociale” prive del carattere creativo seppur caratterizzate da una qualche attività personale del fotografo, il regime di tutela è contenuto negli artt.87 e ss. L.A., che riconosce il diritto del risarcimento del danno in capo all’autore che abbia visto utilizzare abusivamente le sue opere. Ma, perché possa essere accordato il risarcimento del danno, il danneggiato deve provare di aver adempiuto alle formalità ex art. 90 comma 1 L.A (indicazione del nome del fotografo e della data di produzione) sull’esemplare riprodotto o, in alternativa, la sussistenza di diversi fatti dai quali possa desumersi la malafede del riproduttore abusivo.

Ora, per quanto concerne “i contenuti coperti da diritti di proprietà intellettuale”, definiti “Contenuti IP”, come foto e video, la pubblicazione sul social network Facebook non determina la cessione integrale dei diritti fotografici spettanti all’utente, che infatti trasferisce a Facebook la sola “licenza non esclusiva, trasferibile, per l’utilizzo di qualsiasi Contenuto IP pubblicato su Facebook o in connessione con Facebook (“Licenza IP”)”, valida finché il contenuto è presente sul social network. Ed invero, la possibilità di utilizzo di tali informazioni, pubblicate con impostazione “Pubblica” sul social network, non costituisce licenza generalizzata di utilizzo e di sfruttamento dei contenuti coperti da diritti di proprietà intellettuale in favore di qualunque terzo che accede alla pagina Facebook.

Stante quindi la titolarità del diritto connesso all’opera fotografica in capo al suo autore, il Collegio si interroga sulla sussistenza dei requisiti di cui all’art. 90 L.A., posto che nel caso di specie nelle fotografie non erano indicati il nome del fotografo e la data dell’anno di produzione della fotografia. Dopo aver espresso la necessità di un’interpretazione evolutiva della normativa in esame, risalente al ’41 e riferita ai negativi e ai positivi stampati delle fotografie analogiche, il Collegio ritiene che siano succedanei a tali indicazioni i c.d. digital watermarks, filigrane digitali o impronte elettroniche che consentono di rendere ineliminabili l’apposizione delle indicazioni di cui all’art 90 L.A. ai documenti fotografici trasferiti.

Tuttavia, pur non contenendo le fotografie controverse le indicazioni ex art. 90 L.A. né i cc.dd. “digital watermarks”, in mancanza di altre emergenze probatorie di segno contrario, la pubblicazione di una fotografia nella pagina personale di un social network, può assurgere a presunzione grave, precisa e concordante della titolarità dei diritti fotografici in capo al titolare della pagina del social network nella quale le immagini sono pubblicate (art. 2729 c.c.).