Danno da detenzione in condizioni inumane: il Tribunale di Palermo ritiene che la responsabilità abbia natura contrattuale in ragione del “contatto sociale” tra detenuto e amministrazione penitenziaria

Il Tribunale di Palermo con decreto 1 giugno 2015, pronunciandosi su un ricorso ex art. art. 35-ter l. 354/75 (inserito dall’art. 1 DL  92/2014) ritiene che l’onere di provare l’assenza di un trattamento disumano e contrario all’art. 3 CEDU, come interpretato dalla Corte EDU, gravi sull’amminstrazione penitenziaria, poichè tra la stessa e il detenuto si instaura un “contatto sociale”.

Come è noto, i detenuti e gli internati che subiscono o hanno subìto un trattamento in violazione dell’art. 3 della Convenzione europea per la salvaguardia diritti dell’uomo possono chiedere un rimedio risarcitorio.

La Corte europea dei diritti dell’uomo individua in proposito oltre allo spazio disponibile per ogni singola persona detenuta o internata altri indicatori: impossibilità di utilizzare la toilette in modo privato, l’areazione, l’accesso alla luce e all’aria naturali, la qualità del riscaldamento e il rispetto delle regole sanitarie di base.

Il reclamo può essere presentato dal detenuto o dall’avvocato munito di procura speciale.

La persona detenuta o internata deve presentare assieme al reclamo giurisdizionale per condotta illecita dell’amministrazione al magistrato di sorveglianza che ha giurisdizione sull’istituto di pena dove l’interessato è detenuto o internato la richiesta di rimedio risarcitorio.
La persona non più detenuta o internata o che ha finito di espiare la pena detentiva in carcere o la custodia cautelare non computabile nella determinazione della pena da espiare, deve presentare la richiesta di rimedio risarcitorio al tribunale del capoluogo del distretto nel cui territorio ha la residenza entro sei mesi dal termine della detenzione o della custodia cautelare in carcere.
Anche coloro che prima dell’entrata in vigore della legge che ha introdotto il rimedio risarcitorio hanno subìto un trattamento in violazione dell’art. 3 della Convenzione europea per la salvaguardia diritti dell’uomo possono presentare richiesta di rimedio risarcitorio al tribunale del capoluogo del distretto nel cui territorio hanno la residenza (ma in questo caso il ricorso doveva essere presentato entro il 28 dicembre 2014).
Entro la stessa data, chi avesse già presentato ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo e non avesse ancora ricevuto risposta sull’ammissibilità, poteva presentare ricorso in tribunale ai sensi dell’art. 35-ter della legge 354/75.
Il risarcimento consiste in:

1. uno sconto di pena pari a un giorno di detenzione per ogni 10 giorni trascorsi in condizioni inumane se queste si sono protratte per almeno 15 giorni.
2. una somma di € 8,00 per ogni giorno vissuto in condizioni inumane qualora il fine pena è tale da non consentire la detrazione dell’intero periodo vissuto in condizioni inumane.
3. una somma di € 8 ,00 se il periodo di detenzione espiato in condizioni non conformi ai criteri di cui all’art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo sia stato inferiore a 15 giorni.
4. una somma di € 8,00 per ogni giorno vissuto in condizioni inumane per la persona ex detenuta o ex internata.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE: Sul “contatto sociale qualificato” cfr. CASTRONOVO, La relazione come categoria essenziale dell’obbligazione e della responsabilità contrattuale, in Europa dir. priv., 2011, 55; Contra ZACCARIA, Der aufhaltsame Aufstieg des sozialen Kontakts (la resistibile ascesa del « contatto sociale »), in Riv. dir. civ., 2013, 77 ss.; NAVARRETTA, L’ingiustizia del danno e i problemi di confine tra responsabilità contrattuale e extracontrattuale, in Diritto civile, diretto da Lipari e Rescigno, IV, III, Milano, 2009, 234 e M. BARCELLONA, Trattato della responsabilità civile, Torino, 2011, 65. Con specifico riferimento alla responsabilità civile della p.a. cfr. almeno CASTRONOVO, La “civilizzazione” della pubblica amministrazione, in Europa dir. priv., 2013, 637; TRAVI, Lezioni di giustizia amministrativa, Torino, 2014, 77; CASTRONOVO, La nuova responsabilità civile, Milano, 2006, spec. 221.

In giurisprudenza cfr. Cons. Stato 6 agosto 2001 n. 4239, Urb app., 2001, 1219.