Per le Sezioni Unite il riconoscimento dell’utilità non costituisce requisito dell’azione ex art. 2041 c.c. nei confronti della pubblica amministrazione

Con sentenza 26 maggio 2015, n. 10798, Rel. Ambrosio, le Sezioni Unite, a composizione di contrasto, hanno stabilito che il riconoscimento dell’utilità non costituisce requisito dell’azione ex art. 2041 cod. civ. nei confronti della P.A., sicché, ove il depauperato provi l’oggettivo arricchimento dell’ente pubblico, questo non può opporre semplicemente di non averlo riconosciuto, ma deve provare di non averlo voluto o di non esserne stato consapevole.

Nel caso di specie, il Tribunale e poi la Corte di appello di Reggio Calabria avevano rigettato la domanda della vedova di un professionista che aveva eseguito alcuni lavori di manutenzione di edifici scolastici, non previsti in contratto e per questo mai pagati; ciò, sulla base del rilievo che, in difetto di una delibera, del consiglio o della giunta, mancasse il riconoscimento dell’utilità da parte del sindaco.

Malgrado qui non applicabile ratione temporis, non è superfluo ricordare che l’art. 23 dl 66/1989 ha previsto la costituzione di un rapporto obbligatorio diretto con l’amministratore o funzionario responsabile (vedi ora art. 191 d.lgs. 267/200). Ciò ha posto il problema dell’esperibilità anche dell’azione di ingiustificato arricchimento, in ragione della sussidiarietà della stessa (art. 2042 c.c.).