Responsabilità civile dei magistrati: l’azione di risarcimento non “costituisce” motivo di ricusazione

Cass. 23 aprile 2015 n. 16924 Rel. Citterio statuisce che l’azione di risarcimento danni cagionati nell’esercizio delle funzioni giudiziarie esercitata ai sensi della legge 117/1988, anche dopo le modifiche introdotte dalla legge 23/2015, non costituisce ragione idonea e sufficiente a imporre la sostituzione del singolo magistrato.

Dunque, il giudice non può essere ricusato (ex art. 37 c.p.p.) in ragione di un’azione di risarcimento esercitata ai sensi della l. 117/1988, poichè l’esistenza della stessa non consente di ritenere che il giudice sia “debitore” di una parte o che sussista una “grave inimicizia”  (art. 36 co. 1, lett. a e d, c.p.p.). L’affermazione è di particolare importanza poichè dopo l’abolizione della c.d. udienza filtro (art. 5), volta a valutare l’ammissibilità della domanda (la domanda è inammissibile quando è “manifestamente infondata”), si paventava il rischio di un corto circuito innescato da azioni risarcitorie volte a creare i presupposti della ricusazione.