Rilevanza probatoria delle comunicazioni tramite posta elettronica non certificata: una preziosa ordinanza del Tribunale di Termini Imerese

Con ordinanza 22 febbraio 2015 il Trib. Termini Imerese, Giud. Rubino, si pronuncia sul problema della valenza probatoria di un documento informatico inviato tramite posta elettronica non certificata; problema assai spinoso, perché non trova una risposta chiara e univoca nel Codice dell’Amministrazione Digitale (d.lgs 7 marzo 2005 n. 82), e di cui non sfugge la rilevanza, vista la frequenza con cui, nella prassi negoziale, gli operatori economici affidano le loro comunicazioni alla posta elettronica non certificata.

Nel caso di specie si trattava di accertare, sulla base della produzione di missive inviate tramite posta elettronica non certificata, la sussistenza e lo svolgimento di un contratto di incarico professionale nonché la determinazione del compenso pattuito.

Il provvedimento, ricostruita la disciplina dettata dal Codice dell’Amministrazione Digitale (d.lgs 7 marzo 2005 n. 82), aderisce alla tesi secondo la quale il documento informatico inviato tramite posta elettronica non certificata deve essere considerato non già “non sottoscritto”, come pure si è sostenuto, ma sottoscritto con firma elettronica “semplice” o “leggera”, onde la sua valenza probatoria è “liberamente valutabile dal giudice” «in considerazione delle caratteristiche oggettive di qualità, sicurezza, integrità ed immodificabilità» (art. 21 d.lgs. 82/2005).

Ciò perché il nome utente e la parola chiave necessari per accedere all’account di posta elettronica costituiscono quell’«insieme dei dati in forma elettronica, allegati oppure connessi tramite associazione logica ad altri dati elettronici, utilizzati come metodo di identificazione informatica» (art.1 d.lgs. 82/2005) che rende il documento riferibile al soggetto cui l’account è intestato, senza che sia però garantita l’identificazione univoca del suo firmatario, come invece avviene laddove il documento sia sottoscritto con firma elettronica avanzata, qualificata o digitale.

Ciò considerato, il Tribunale di Termini Imerese, valutata la produzione delle missive, accoglie il ricorso ex art. 702-ter c.p.c. del professionista, ritenendo sussistente e svolto l’incarico professionale, nonché provato, e determinato nella misura risultante dalla corrispondenza prodotta, il compenso pattuito.

Per un precedente in termini cfr. Trib. Prato 15 aprile 2011, Giud. Brogi, in Corr. merito, 2011, 802.