La proprietà è un diritto inviolabile? Ammessa la risarcibilità del danno non patrimoniale da lesione della proprietà

Con Tribunale Vercelli,12 febbraio 2015, Giud. Fiengo, torna alla ribalta delle cronache giuridiche la delicata questione della risarcibilità del danno non patrimoniale da lesione della proprietà.

A seguito di procedimento per ATP volto ad accertare la causa di infiltrazioni di acqua nei propri immobili, gli attori coltivavano giudizio meritale ex art. 2051 c.c. ai fini della condanna delle parti convenute, da un lato, all’esecuzione delle opere di risanamento necessarie per l’eliminazione delle infiltrazioni e, dall’altro, al risarcimento dei danni subiti, patrimoniali e non patrimoniali.

È noto che la Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con le sentenze gemelle 26972-3-4-5 del 15.11.2008, ha mitigato il principio di tipicità previsto dall’art. 2059 c.c., riconoscendo la risarcibilità del danno non patrimoniale anche per lesione di interessi costituzionalmente rilevanti (ma non per quelli “convenzionalmente” rilevanti). I supremi giudici, infatti, hanno avuto modo di statuire che “la risarcibilità del danno non patrimoniale postula, sul piano dell’ingiustizia del danno, la selezione degli interessi dalla cui lesione consegue il danno. Selezione che avviene a livello normativo, negli specifici casi determinati dalla legge, o in via di interpretazione da parte del giudice, chiamato ad individuare la sussistenza, alla stregua della Costituzione, di uno specifico diritto inviolabile della persona necessariamente presidiato dalla minima tutela risarcitoria”.

Il chiaro riferimento ai diritti inviolabili escluderebbe, dunque, la risarcibilità dei danni non patrimoniali da lesione di diritti patrimoniali, tutelati dalla Costituzione, ma privi del crisma dell’inviolabilità: in primis la proprietà privata (FAVILLI C., Danno ingiusto e responsabilità, in AMADIO, MACARIO [a cura di], Diritto civile. Norme, questioni, concetti, Bologna, 2014, pp. 959 ss.; per uno spunto critico, cfr. FILIPPI, Lesione del diritto di proprietà e danno non patrimoniale: per le S.U. questo matrimonio non s’ha da fare, in La responsabilità civile, 2009, 58 ss. ma soprattutto V. SCALISI, Danno alla persona e ingiustizia, in Rivista di diritto civile, 2007, 155).

Per tale ragione, un diffuso indirizzo giurisprudenziale tende ad escludere la risarcibilità del danno non patrimoniale per lesione della proprietà.

Per Tribunale di Napoli, sez. dist. Pozzuoli, 14.2.2011 i diritti non patrimoniali della persona ed il diritto di proprietà sono chiaramente distinti e autonomi sul versante strutturale, contenutistico e su quello della disciplina.

Più mite la soluzione del Tribunale Trieste, che, con sentenza del 9 dicembre 2013, ha ammesso la risarcibilità del danno non patrimoniale, nel caso in cui perduranti infiltrazioni idriche abbiano compromesso il pieno godimento dei beni immobili in capo ai proprietari, ma non tanto per violazione del diritto di proprietà lato sensu considerato, quanto per la lesione del “diritto al pieno godimento della propria abitazione, ovverosia a quello spazio essenziale per la serena esplicazione della persona” (così già il Tribunale Genova, 7 ottobre 2010; in dottrina, favorevoli a questa impostazione SCOLA, Il danno non patrimoniale tra lesione della proprietà e diritto all’abitazione, in La responsabilità civile, 2012, 284 ss. e ZIVIZ, La scivolosa soglia dei diritti inviolabili, in Resp. civ. prev., 2011, 1296 ss.; sul danno non patrimoniale da immissioni cfr.Cass 19 dicembre 2014 n.26899 Rel. Lanzillo, che ha riconosciuto il diritto al risarcimento del danno non patrimoniale determinato da immissioni sonore eccedenti la normale tollerabilità).

Recentemente, in un ambito molto diverso, si è pronunciata per la non inviolabilità della proprietà la stessa Cassazione Penale.

Sollevando, con ordinanza 20 maggio 2014 n. 20636, questione di legittimità costituzionale dell’art. 44, comma 2, del D.P.R. 380/2001 come interpretato dalla Corte EDU (caso Varvara) per contrasto con gli articoli 2, 9, 32, 41, 41, 117 Cost., la Corte ha affermato testualmente che: “la Costituzione della Repubblica Italiana […] riconosce come fondamentale […] non il diritto di proprietà senza aggettivi, ma il diritto di proprietà personale, quella riferibile al soddisfacimento dei bisogni primari dell’uomo” e più oltre che “il diritto di proprietà privata non costituisce un valore assoluto, un diritto fondamentale inviolabile, ma un diritto che esiste secondo la previsione della legge”.

L’orientamento assunto nelle sentenze citate, però, non è uniformemente condiviso dai giudici di merito.

Tribunale Firenze, sentenza 21.01.2011, sulla scorta di un’interpretazione evolutiva dell’art. 2059 c.c. e dell’art. 2 Cost., ha ritenuto, infatti, risarcibile il danno non patrimoniale per la violazione del diritto di proprietà tout court. A parere del giudice di merito, invero, il diritto dominicale rientrerebbe a pieno titolo nella categoria dei diritti fondamentali inerenti alla persona, tenuto conto tanto dell’interpretazione fornita in diverse pronunce dalla Corte europea di Strasburgo (cfr. CONTI, Diritto di proprietà e CEDU. Itinerari giurisprudenziali europei. Viaggio fra carte e corti alla ricerca di un nuovo statuto proprietario, Roma, 2012, passim; COMPORTI, La nozione europea di proprietà ed il giusto indennizzo espropriativo, in Riv. giur. edil., 2005, pp. 10-18), quanto dei rapporti tra ordinamento interno e diritto sovranazionale (Corte Cost. sentenze nn. 348 e 349 del 2007). D’altronde, già nel formante dottrinale, era emersa la “contraddittorietà della scelta (delle Sezioni Unite) di accompagnare il potenziale allargamento e ammodernamento della lista delle prerogative inviolabili della persona, degne di protezione risarcitoria non patrimoniale, con esclusione dei diritti fondamentali predicati in importanti documenti di diritto internazionale, primo fra tutti la CEDU” (VIGLIANISI FERRARO, Il nuovo volto del danno non patrimoniale ed il «diritto inquieto», in Nuov. Giur. Civ. Comm., 2010, 81 ss.).

In linea con quest’ultimo orientamento giurisprudenziale e dottrinale, si colloca la sentenza del Tribunale di Vercelli che si segnala.

Dopo aver affermato che nel nostro ordinamento costituzionale il diritto di proprietà non ha lignaggio di diritto inviolabile, il giudice designato opera una ricognizione della disciplina europea ed internazionale, che ha dato una differente e più ampia consistenza alla proprietà.

Invero, l’art. 17 della Carta di Nizza, come interpretata dalla Corte di Giustizia (cfr., ex plurimis, i casi Nold e Hauer), le assegna il carattere di diritto fondamentale (cfr. D’AMICO G. [a cura di], Proprietà e diritto europeo, Atti del Convegno di Reggio Calabria, 11 e 12 ottobre 2013, Napoli, 2014, pp. 125-151; JAEGER M., Il diritto di proprietà quale diritto fondamentale nella giurisprudenza della Corte di Giustizia, in Europa dir. priv., 2011, pp. 349-364). Analogamente, la CEDU ne suggella il carattere inviolabile all’art. 1 del Primo Protocollo Addizionale (ove in particolare si sancisce il principio del rispetto dei beni), tanto che la Corte di Strasburgo ha riconosciuto il risarcimento del danno morale per violazione del diritto di proprietà da parte del soggetto pubblico (ex multis, caso Carbonara e Ventura c. Italia).

Il giudice di Vercelli, pur consapevole dell’arresto del processo di integrazione ordinamentale tra UE e CEDU e del parere negativo (parere 2/13 del 18.12.2014) della Corte di Giustizia, argomentando sul ruolo di norma interposta della convenzione, ritiene superabile l’orientamento delle sentenze gemelle del 2007, aprendo la via ad una lettura “convenzionalmente” orientata dell’art. 2059 c.c.

A conforto di tale tesi, egli adduce altresì l’art. 42-bis del D.P.R. 327/2001 che, nel prevedere il diritto del proprietario ad un indennizzo per il pregiudizio patrimoniale e non patrimoniale, in caso di occupazione acquisitiva (cfr. ALECCI S., Il crepuscolo dell’occupazione acquistiva. Un paio di considerazioni a margine di una sentenza non più differibile, in Dir.civ.cont., 30 gennaio 2015), introdurrebbe una disparità di trattamento tra la lesione della proprietà da parte del soggetto pubblico e la lesione per mano di soggetti privati.

Infine, il giudice di merito ragiona ex artt. 47 Carta di Nizza e 13 della CEDU sul diritto ad un “rimedio effettivo” esistente in Europa, quali norme non meramente processuali ma aventi immediato contenuto sostanziale, .

Alla luce di queste argomentazioni, il giudice vercellese ammette la risarcibilità del danno non patrimoniale per lesione della proprietà.

Per un commento alla decisione cfr. Antonio Ivan NATALI, Nuovo volto del diritto di proprietà e profili risarcitori: il ruolo della Cedu e della Carta di Nizza, in QG 3 aprile 2015