La Cassazione sul danno non patrimoniale per irragionevole durata del processo concernente lo “status” della persona e i diritti fondamentali

Cass. 20 gennaio 2015 n. 909, Rel. Sangiorgio ritiene che ai fini dell’equa riparazione per durata irragionevole, il giudizio concernente lo status della persona (nella specie, riconoscimento della condizione di rifugiato politico), in quanto incidente sul diritto alla vita privata e familiare, deve avere, in conformità alla giurisprudenza della Corte EDU, una durata massima ridotta (di due anni e sette mesi anziché di tre anni).

Il ricorrente si era rivolto alla Corte di appello di Perugia lamentando la irragionevole durata di un giudizio civile per il riconoscimento dello status di rifugiato. La Corte aveva condannato il Ministero al danno non patrimoniale valutando in tre anni la durata ragionevole del procedimento presupposto (e quindi in un anno e quattro mesi la eccedenza).

La Cassazione, richiamando la giurisprudenza della Corte EDU, ha ritenuto che il parametro di durata ragionevole del processo vada ridotto quando vengono in considerazione questioni di Status della persona e più in generale “diritti fondamentali”.

Così individuato il periodo di eccedenza rispetto alla ragionevole durata, la Cassazione ha altresì precisato quali siano, in punto di liquidazione del danno non patrimoniale, i margini di discrezionalità del giudice di merito nel discostarsi dalle liquidazioni effettuate dalla Corte EDU in casi simili.