Applicata la legge sul sovraindebitamento nei confronti di Equitalia (unico creditore): quando al giudice sfugge la “ratio” e la disciplina di un istituto

Proprio mentre il Ministero di Giustizia determina le modalità di iscrizione di Organismi di composizione delle crisi da sovraindebitamento costituiti da enti pubblici (camere di commercio e ordini professionali, d.m. 202/2014) , con provvedimento davvero eterodosso, il Tribunale di Busto Arsizio decreto 16 settembre 2014 ha omologato un “piano del consumatore” ex art. 12-bis Legge n. 3/2012 in un caso in cui unico creditore risultava essere l’erario, e dunque l’agente di riscossione Equitalia, per una somma di circa euro 86.000.

Con il pagamento di poco più di Euro 11.000, ricavati dalla vendita di una porzione di immobile di proprietà del debitore, viene ritenuto ammissibile ed omologabile il piano, e conseguentemente estinto il debito complessivo.

Sfugge evidentemente al Tribunale che per «sovraindebitamento» si intende: “una situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, nonche’ la definitiva incapacita’ del debitore di adempiere regolarmente le proprie obbligazioni” (art. 6 co. 2 L. 3/2012).

Come è noto, un tributo non è un’obbligazione “assunta” dal debitore (ancorché, ovviamente, il debito con l’erario possa in astratto influire sulla capacità del debitore di adempiere le proprie obbligazioni).

Si tratta di una delle prime pronunce che applica la disciplina sul sovraindebitamento, che si segnala per una duplice singolare peculiarità: nel caso di specie, vi era un solo creditore e il debito era verso l’erario, si trattava cioè di un tributo.

Invero, la nuova “procedura del piano del consumatore” è riservata solo al consumatore ed è caratterizzata, rispetto alle altre due procedure previste dalla legge, dall’assenza di un procedimento volto ad acquisire l’adesione dei creditori al piano proposto: è basata su una valutazione giudiziale della fattibilità del piano e della condotta del consumatore con riguardo alla ragionevole prospettiva di “adempimento delle obbligazioni al tempo della loro assunzione” e alla mancanza di colpa nella determinazione del sovraindebitamento.

Il giudice, infatti, “quando esclude che il consumatore ha assunto obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere ovvero che ha colposamente determinato il sovraindebitamento, anche per mezzo di un ricorso al credito non proporzionato alle proprie
capacita’ patrimoniali, omologa il piano, disponendo per il relativo provvedimento una forma idonea di pubblicità’ (art. 12-bis co.3).

Risulta evidente che lo strumento in questione viene approntato dall’ordinamento rispetto ad “obbligazioni assunte”, ovvero contratte volontariamente nel tempo dal consumatore, non anche rispetto ad un tributo (il quale, lo si ribadisce, semmai può essere preso in considerazione in quanto influisce inevitabilmente sulla capacità di adempiere regolarmente le proprie obbligazioni, e dunque, sul sovraindebitamento).

Non a caso, in altra vicenda il Tribunale di Catania con decreto 24 giugno 2014 ha omologato un piano del consumatore che prevedeva la decurtazione di tutti i debiti, ma il pagamento integrale di quelli tributari.

Peraltro, l’inadempimento rispetto a all’obbligo tributario ha una sua disciplina speciale o autonoma che non solo rimane fuori dal perimetro applicativo della normativa sul sovraindebitamento, ma si discosterebbe addirittura dalla disciplina comune della responsabilità contrattuale e dell’art. 1218 c.c., “essendo le relative procedure disciplinate da disposizioni specifiche che tengono conto della peculiarità del rapporto tributario che si istaura tra un soggetto privato ed uno pubblico”; peraltro, “le esigenze del contribuente non sono obliterate, trovando riconoscimento, nei casi espressamente previsti, nella possibilità di rateizzare il pagamento, riconosciuta dall’art. 19 del DPR 602/73” (Cass. 17 settembre 2001 n. 11659).

E anche quando ha ritenuto applicabile l’art. 1218 c.c., la giurisprudenza ha comunque accolto il ricorso dell’agenzia delle Entrate, considerato che il contribuente non aveva dimostrato la propria assenza di colpa nell’avere effettuato intempestivamente il versamento dovuto. In particolare, la Corte di cassazione ha affermato che la natura moratoria (articolo 1224 cc) degli interessi per ritardato versamento “deriva dalla presunzione di colpevolezza dell’inadempimento, salva la facoltà, concessa al debitore dall’ art. 1218 cc, di provare che l’impossibilità della prestazione dipende da causa a lui non imputabile”.

Pertanto, quando il debitore affermi che l’impossibilità della prestazione è causata dal fatto del terzo (nella specie, mancato pagamento di somme dovute da un terzo debitore), egli deve dimostrare la propria assenza di colpa, “ossia di avere fatto uso dell’ordinaria diligenza per rimuovere l’ostacolo frapposto all’esatto adempimento dell’obbligazione, anche mediante l’eventuale reperimento di altre fonti finanziarie” (Cassazione, 18 maggio 2007 n. 11593).

Ciò non è affatto irrilevante nel caso deciso, posto che buona parte dell’importo dovuto era imputabile proprio a sanzioni e interessi, che il contribuente avrebbe potuto evitare ricorrendo, nei tempi prescritti, all’autorità giudiziaria competente e dimostrando la sussistenza di una causa di impossibilità a sé non imputabile.

Per tali ragioni, non può certo condividersi il decreto di omologa del Tribunale di Busto Arsizio ed è facile prevedere che lo stesso possa essere revocato in caso di reclamo.

Cfr. i primi provvedimenti applicativi della Legge 3/2012 del Tribunale di Pistoia, in Dir. civ. cont. 3 giugno 2014, con nota di Pellecchia, Composizione delle crisi da sovraindebitamento: il “piano del consumatore” al vaglio della giurisprudenza; e poi del Tribunale di Ascoli Piceno e Tribunale di Catania, in Dir. civ. cont. 29 settembre 2014, con nota di Modica, Tutela del sovraindebitamento incolpevole (L. 3/2012) o sanzione per omessa verifica del merito creditizio (art. 124 TUB)? Il “piano del consumatore” in funzione punitiva.