Rimessa alle Sezioni Unite la questione dell’applicabilità della prescrizione presuntiva triennale ex art. 2956 c.c. al credito di professionisti che svolgano l’attività in forma societaria

La Seconda Sezione Civile con ordinanza 19 gennaio 2015 n. 735, Rel. Di Amato ha rimesso al primo Presidente della Corte, ai fini dell’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, la questione, ritenuta di massima importanza, se l’esercizio in forma societaria di un’attività professionale – sia essa “protetta” o “non protetta” – si riverberi sulla nozione di “professionista” di cui all’art. 2956, n. 2, cod. civ. al fine dell’applicabilità, ed in quali limiti, della prescrizione presuntiva triennale ai crediti per il compenso dell’attività prestata e per rimborso spese.

Secondo l’art. 2956 c.c., infatti, “Si prescrive in tre anni il diritto: 1) dei prestatori di lavoro, per le retribuzioni corrisposte a periodi superiori al mese; 2) dei professionisti, per il compenso dell’opera prestata e per il rimborso delle spese correlative; 3) dei notai, per gli atti del loro ministero; 4) degli insegnanti, per la retribuzione delle lezioni impartite a tempo più lungo di un mese”.

L’ordinanza, ripercorrendo il mutato quadro normativo che delinea una nuova figura di professionista, destinata a connotarsi sempre più in forma societaria, pone la questione se tale cambiamento si riverberi anche sulla nozione di “professionista” di cui all’art. 2956, 2), c.c.

La tesi positiva è stata seguita In primo grado dal Tribunale di Perugia, che aveva accolto l’opposizione del debitore, dato atto dell’avvenuta prescrizione e revocata l’ingiunzione.

La Corte di Appello di Perugia accoglieva invece l’esperita impugnazione del creditore, una società in nome collettivo, e rigettava, in totale riforma della sentenza gravata, l’opposizione a decreto ingiuntivo.