Per il Tribunale di Frosinone gli interessi moratori non possono essere sommati agli interessi corrispettivi ai fini della nullità parziale ex at. 1815 c.c., ma gli interessi moratori eccessivamente onerosi possono essere diminuiti ex art. 1384 c.c.

Il Tribunale di Frosinone con ordinanza 20 dicembre 2014, Rel. Pepe, esclude, con argomentazione ben strutturata, l’applicabilità della nullità parziale ex art. 1815 c.c., co. 2, agli interessi di mora, quando gli stessi sommati agli interessi corrispettivi superino il c.d. tasso soglia usurario (cfr. invece Trib. Pordenone 7 agosto 2014)

Seppur con affermazione che non entra nella ratio decidendi, il Tribunale nega, più in generale, che l’art. 1815 c.c. possa applicarsi agli interessi di mora, pur isolatamente considerati, in ragione dell’inesistenza di un tasso soglia relativo agli interessi di tal natura.

Al mutuatario che si veda imposti interessi moratori particolarmente onerosi resterebbe, invece, la possibilità della diminuzione degli stessi, in ragione della riducibilità anche officiosa della penale contrattuale.

Nel caso di specie,, i ricorrenti avevano stipulato un contratto di mutuo con la banca resistente in data 21.11.2007 prevedente un tasso fisso corrispettivo del 6,24% ed un tasso di mora maggiorato di due punti percentuali rispetto a quello corrispettivo: ritenevano, pertanto, che la somma dei due suindicati tassi eccedesse la c.d. soglia usuraria vigente all’epoca della sottoscrizione del contratto.

Chiedevano dunque la declaratoria di nullità ex art. 1815 comma secondo c.c. delle clausole determinative degli interessi corrispettivi e di mora contenute nel contratto sopra indicato e, conseguentemente, di imputare a capitale le somme già corrisposte a titolo di interessi dai ricorrenti.

Il Tribunale di Frosinone ha ritenuto di non poter accogliere la domanda di accertamento della nullità svolta dai ricorrenti, in quanto non fondata per un molteplice ordine di ragioni.

Preliminarmente, osserva il Tribunale, “risulta dirimente valutare se i tassi di interesse moratori possano effettivamente essere ricompresi tra gli oneri da considerare ai fini della verifica del superamento delle c.d. soglie, in quanto tale valutazione evidentemente precede ogni successiva considerazione circa le concrete modalità aritmetico – contabili mediante cui la ricomprensione degli interessi in commento possa poi essere materialmente operata”.

Sul punto occorre in primo luogo ribadire che gli interessi corrispettivi e moratori hanno natura giuridica e conseguente funzione nettamente diversa: se infatti l’interesse corrispettivo costituisce il corrispettivo del mutuo, l’interesse moratorio configura una sorta di “liquidazione presuntiva e forfettaria del danno” causato dal mancato o dal ritardato pagamento di un’obbligazione pecuniaria.

Tanto premesso in punto di distinzione dei due istituti giuridici in commento, tale distinzione preclude l’applicabilità ai tassi moratori della normativa imperativa introdotta a contrasto dell’usura.

La parte mutuataria ben potrebbe comunque allegare e provare i fatti sulla cui base sollecitare il potere officioso di riduzione della penale manifestamente eccessiva (Cass., sent. n. 23273/10 e precedenti ABF).

Il Tribunale di Frosinone si mostra consapevole delle indicazioni della giurisprudenza di legittimità che include anche gli interessi moratori nella valutazione svolta ai fini della verifica dell’eventuale superamento del tasso soglia (Cass., sent. n. 5286/2000, Cass., sent. n. 5324/2003, Cass. sent. n. 16992/2007 e, da ultimo, Cass., sent. n. 350/13), ma esclude che tale verifica possa svolgersi mediante la mera somma aritmetica dei due tassi per come convenuti al momento della sottoscrizione del contratto.

In primo luogo deve, infatti, evidenziarsi che nei casi, come quello di specie, in cui sia legittimamente prevista la capitalizzazione degli interessi in forza della nota delibera C.I.C.R. del 9.2.2000 (id est, per il caso del contratto di finanziamento, il calcolo degli interessi moratori sull’intera rata non pagata così come comprensiva anche della quota di interessi corrispettivi) l’interesse moratorio viene a maturare su di una somma che – tecnicamente – è divenuta capitale al momento dell’applicazione dell’interesse moratorio medesimo (essendosi per l’appunto capitalizzata la quota interessi corrispettivi della rata non pagata).

Ne discende che, anche laddove nel contratto l’interesse moratorio sia numericamente parametrato a quello corrispettivo (nella specie, ad esempio, il tasso moratorio è quantificato in misura pari a quello corrispettivo maggiorato di due punti percentuali), in concreto non viene mai a realizzarsi una somma dei due interessi a carico del mutuatario: non al momento della stipula del contratto, non essendo evidentemente a tale epoca il mutuatario già inadempiente; non al momento dell’inadempimento del mutuatario, venendo in tal caso il tasso moratorio ad applicarsi su poste che – in virtù del legittimo esercizio della capitalizzazione – sono divenute ormai capitale.

Né può infine ritenersi, continua il Tribunale, che tale ricostruzione confligga con l’insegnamento delle sezioni semplici del 2013 (e delle altre pronunzie sopra menzionate), “atteso che con tali pronunzie la giurisprudenza di legittimità si è espressa in ordine alla necessità di considerare gli interessi moratori ai fini della verifica delle soglie, ma non ha affatto indicato quale operazione aritmetico – contabile debba essere concretamente eseguita per pervenire alla loro corretta valutazione né ha men che mai preso posizione a favore di una mera somma aritmetica tra le due poste”.

Esclusa pertanto la necessità – imposta dalla normativa di settore o comunque indicata dalla autorevole giurisprudenza di legittimità – di procedere all’automatica sommatoria dei due tassi, il Tribunale rileva che la mancata idonea rilevazione trimestrale degli interessi moratori ai sensi e per gli effetti di cui alla L. n. 108/96 risulta comunque prima facie ostativa rispetto alla possibilità di considerare effettivamente esistenti delle soglie relative agli interessi moratori (anche solo al fine, come pure ipotizzato da parte della giurisprudenza di merito, di ritenere nulla unicamente la relativa clausola e solo in parte qua, per poi applicare gli interessi corrispettivi fissati nei limiti delle soglie).

“Ebbene non consta che, ancora all’attualità, vengano rilevati e segnalati trimestralmente gli interessi di mora ai fini del calcolo dei relativi tassi medi sulla cui base determinare poi i c.d. tassi soglia, limitandosi le istruzioni dell’organo di vigilanza ad escludere gli interessi moratori dal calcolo del TEGM (in buona sostanza perché non dovuti al momento dell’erogazione del credito e perché, in quanto mediamente più alti dei corrispettivi, la loro inclusione finirebbe per elevare le medie a sostanziale svantaggio proprio della clientela) ed a fare propri, in assenza di una puntuale previsione legislativa che determini una specifica soglia in caso di interessi moratori, i risultati di un’indagine per cui “la maggiorazione stabilita contrattualmente per i casi di ritardato pagamento è mediamente pari a 2,1 punti percentuali” (si vedano i chiarimenti dell’organo di vigilanza del luglio del 2013)”.

In sintesi, conclude il Tribunale, in assenza di un’effettiva rilevazione trimestrale dei tassi moratori medi, non è chiaro come l’interprete rigorosamente rispettoso del dettato dell’art. 644 c.p. e della L. n. 108/96 possa statuire l’usurarietà del tasso moratorio convenuto e/o applicato dall’istituto di credito.

“Si ritiene pertanto che, anche a non voler aderire alla ricostruzione sistematica fatta propria da questo giudice, non possa procedersi all’astratta sommatoria dei tassi così come auspicato da parte ricorrente, sia in quanto in alcun modo prevista dalle summenzionate pronunzie di legittimità sia in quanto comunque non eseguibile per le suesposte considerazioni giuridico – contabili (come del resto già ritenuto, seppur con motivazioni diverse tra loro, da numerose pronunzie della giurisprudenza di merito: Trib. Taranto, ord. 17.10.2014.; Trib. Torino, sent. 17.9.2014; Trib. Napoli, ord. 15.4.2014; Trib. Milano, ord. 28.1.2014)”.