La Cassazione torna ad occuparsi di immissioni intollerabili e danno non patrimoniale

Con la sentenza del 19 dicembre 2014 n.26899 Rel. Lanzillo, la Corte di Cassazione ha riconosciuto il diritto al risarcimento del danno non patrimoniale determinato da immissioni sonore eccedenti la normale tollerabilità.

Il caso sottoposto all’attenzione della Suprema Corte è piuttosto usuale: il giudice di Milano viene adito per sentire accertare l’intollerabilità delle immissioni sonore prodotte dall’immobile adiacente quello occupato dagli attori, presso il quale si svolgevano attività di piano-bar e karaoke; quest’ultimi chiedono, inoltre, che venga inibita la prosecuzione dell’attività di disturbo e che i convenuti siano condannati al risarcimento dei danni, alla salute ed esistenziali, ad essi provocati.

Il giudice di prime cure accoglie tutte le domande attoree e la Corte d’Appello di Milano conferma la prima pronuncia.

Proposto ricorso in Cassazione, sulla base di due motivi, la Corte li dichiara entrambi infondati. I ricorrenti, oltre a dolersi della quantificazione del danno così come operata dai giudici di legittimità (che avevano liquidato la stessa somma a tutti gli attori, pur trovandosi, questi ultimi, in situazioni profondamente diverse, quanto ad età, sesso e vita lavorativa), lamentano violazione e falsa applicazione degli artt. 2043 e 2059 del codice civile: a loro parere, la Corte d’Appello avrebbe errato nella parte in cui li condannava al risarcimento dei danni basandosi sul solo accertamento della sussistenza di immissioni intollerabili, senza avere adeguatamente verificato se tali immissioni avessero cagionato un qualche danno risarcibile.

La terza sezione ha reputato corretto il ragionamento seguito dal giudice di secondo grado, il quale ha ritenuto che, nel caso di specie, le immissioni fossero tali da determinare “una significativa lesione degli interessi della persona umana costituzionalmente garantiti…” e che avessero provocato un danno la cui entità non è consistita in “meri disagi o fastidi, ovvero nella lesione di diritti del tutto immaginari…”, uniformandosi, in questo modo, all’orientamento consolidato presso le Corti di legittimità (v. Cassazione Sezioni Unite 11 novembre 2008 nn. 26972-26975, in Foro it., 2009, I, 120 s. con commento di Palmieri, La rifondazione del danno non patrimoniale, all’insegna dell’atipicità dell’interesse leso (con qualche attenuazione) e dell’unitarietà, Pardolesi- Simone, Danno esistenziale (e sistema fragile): “die hard” e Ponzanelli, Sezioni Unite: il “nuovo statuto” del danno non patrimoniale; Navarretta, Il valore della persona nei diritti inviolabili e la complessità dei danni non patrimoniali, in Resp civ. prev., 2009, 63 s.; Castronovo, Danno esistenziale: il lungo addio, in Danno e resp., 2009, 5; cfr. AA.VV., Il danno non patrimoniale. Guida commentata alle decisione delle S.U. 11 novembre 2008, nn. 26972/3/4/5, Milano, 2009.; Navarretta (a cura di), Il danno non patrimoniale, Milano, 2010).

Nella specie, la III Sezione afferma che “il rumore e il frastuono protraentisi per ore mettono seriamente e ingiustamente a repentaglio…” valori importanti come il riposo notturno, la serenità e l’equilibrio della mente.

Un caso analogo era stato affrontato dalla Seconda Sezione della Cassazione qualche anno fa (Cassazione 8 marzo 2010 n. 5564 Rel. Migliucci, in Resp. Civ. prev., 2010, 1519 s.; in Danno e resp., 2010, 776 s. con nota di Ponzanelli, Le immissioni intollerabili e il rimedio del danno non patrimoniale ), la quale però, in quell’occasione, aveva statuito un principio diverso da quello richiamato nella pronuncia qui esaminata: secondo la Corte “non può essere concesso un danno non patrimoniale, pur in presenza di una lettura costituzionale dell’art. 2059 c.c., a favore del vicino che pur ha ottenuto una tutela inibitoria in quanto le immissioni da rumore erano state giudicate intollerabili: non sussiste, infatti, un diritto fondamentale della persona costituzionalmente garantito alla tranquillità domestica”. Precedenti in questo stesso senso si trovano anche andando più indietro nel tempo o spostandosi sul piano della giurisprudenza di merito (V. Cassazione 10 novembre 2009 n. 23807 Rel. Migliucci; Cassazione 31 marzo 2009 n. 7875 Rel. Massera e Tribunale Milano 17 dicembre 2008, entrambe in Nuova giur. civ. comm., 2009, 899 s. con commento di Covucci, Il danno non patrimoniale da immissioni intollerabili dopo le sez. un. 2008: alla ricerca del diritto inviolabile risarcibile; in dottrina v. Bacciardi, Il danno non patrimoniale da lesione dell’ambiente e da immissioni nocive, in Navarretta (a cura di), Il danno non patrimoniale, Milano, 2010, 549 s.; Maugeri, Immissioni, in Martuscelli-Pescatore (a cura di), Dizionari del diritto privato, Diritto civile, Milano, 2011, 869 s.).

Per converso, posizione analoga a quella assunta dalla sentenza ora analizzata – data, tra l’altro, l’identità di giudice relatore – era stata presa da Cassazione 11 giugno 2012 n. 9474 Rel. Lanzillo (in Danno e Resp., 2012, 1179 s., con note di Ponzanelli, Danno non patrimoniale da pianoforte troppo rumoroso e da pignoramento illegittimo e di Baldassarre, Immissioni intollerabili: quando Mozart fa male alla salute), in cui la Suprema Corte confermava le decisioni prese in sede di merito che riconoscevano agli attori il risarcimento dei danni non patrimoniali. Invero, anche Cassazione Sezioni Unite 23 febbraio 2013 n. 4848 Rel. Mazzacane (in Ambiente e sviluppo, 2013, 577 con nota di G. Spina, Le immissioni intollerabili nella recente giurisprudenza di legittimità e in Immobili e proprietà, 2013, 328 s.), seppur in un obiter dictum, sembra avallare questa stessa tesi, almeno nella parte in cui conferma la scelta del giudice di primo grado che aveva accordato un risarcimento del danno morale “per l’ingiusta lesione di un valore inerente la persona costituzionalmente garantito”.

Si segnala, infine, una decisione del Tribunale Lucca, 10 gennaio 2014 n. 40 (in Danno e resp., 2014, 1177 s. con nota di Gerbi, Immissioni intollerabili: qualificazione e quantificazione del danno risarcibile) che riconosce, in favore degli attori, un risarcimento del danno non patrimoniale c.d. biologico – basandosi sulle risultanza della CTU che aveva effettivamente rilevato una permanente compromissione dell’integrità psicofisica dei due attori – affermando che “Il superamento dei limiti di tollerabilità delle immissioni può essere apprezzato quale danno ingiusto, oltre che a fini inibitori, a fini risarcitori, unitamente alla presenza degli altri elementi del giudizio aquiliano, se risulta provato che gli attori, in conseguenza delle immissioni rumorose subite, abbiano riportato danni alla loro integrità psico-fisica risarcibili ai sensi dell’art. 32 Cost. e art. 2059 c.c.”; tale pronuncia, tuttavia, nega espressamente la risarcibilità del danno non patrimoniale c.d. morale (a differenza di quanto statuito dalle Sezioni Unite del febbraio 2013), “trattandosi” – a parere del giudice toscano – “di una duplicazione dell’unica ed unitaria categoria del danno non patrimoniale di cui all’art. 2059 c.c.”.