Il Tribunale di Palermo sull’assoggettabilità delle società pubbliche alle procedure concorsuali

Trib. Palermo 24 ottobre 2014, Est. Vacca, aggiunge un nuovo capitolo alla controversa questione dell’assoggettabilità alle procedure concorsuali delle società partecipate da enti territoriali cui venga affidato lo svolgimento di un servizio pubblico.

Secondo un orientamento giurisprudenziale, in un recente passato avallato anche dal Tribunale palermitano, la forma societaria costituisce un dato neutro, che in sé non esclude la natura pubblicistica del soggetto: l’attività esercitata – concretizzandosi nella erogazione di un servizio pubblico – si connoterebbe quale cura di un interesse pubblico e, soprattutto, presenterebbe una esigenza di continuità incompatibile con l’intervento di una procedura concorsuale. Alle società pubbliche, in questa prospettiva, potrebbe applicarsi per analogia l’esenzione dal fallimento prevista per gli enti pubblici economici dall’art. 1, comma I, l.fall e dall’art. 2221 cod. civ..

La sentenza in esame disattende questo orientamento, ricorrendo a molteplici argomenti.

Il primo è individuato nella distinzione tra la titolarità del servizio pubblico e la sua gestione: alla società è affidata solo la gestione di un servizio di cui resta titolare l’ente territoriale e che dunque questo, ove la società venga assoggettata una procedura concorsuale, può riassumere, assicurando la continuità della erogazione del servizio.

Un secondo argomento viene individuato nella esigenza di tutelare l’affidamento dei terzi nell’assoggettamento della società al regime normativo previsto per il nomen juris con cui essa si presenta, affidamento qualificato dal regime di pubblicità legale – il registro delle imprese – cui anche le società pubbliche sono soggette. D’altra parte, il codice non ha ignorato l’eventualità che una società possa essere partecipata dallo Stato o da un ente pubblico; ma le uniche deroghe che la partecipazione pubblica introduce rispetto al regime comune sono circoscritte dall’art. 2449 cod. civ. ad ambiti definiti e ristretti.

Ancora, la sentenza valorizza gli spunti provenienti da diverse disposizioni normative: l’art. 4 l. 20 marzo 1975 n. 70, che riserva alla legge l’istituzione di un ente pubblico, ridimensionando la possibilità di desumere tale qualificazione in via interpretativa; l’art. 27, comma 2, lett. b bis d.lgs. 8 luglio 1999 n. 270, che contempla espressamente la possibilità di assoggettare alla procedura dell’amministrazione straordinaria le società che operano nel settore dei servizi pubblici essenziali, rendendo arduo il tentativo di predicare l’incompatibilità tra lo svolgimento di un servizio pubblico e l’assoggettamento alle procedure concorsuali; l’art. 4, comma 13, d.l. 6 luglio 2012 n. 95 (convertito con modificazioni in l. 7 agosto 2012 n. 135) che sembrerebbe dettare una disposizione interpretativa tesa a ricondurre le società pubbliche al regime codicistico, confinando le eventuali deviazioni da esso entro il perimetro delineato da espresse deroghe normative.

Infine, la sentenza si segnala per una forte attenzione all’ordinamento comunitario e per la preoccupazione di disinnescare gli equivoci alimentati da una impropria estensione, al di là dell’ambito per il quale sono state elaborate, delle regole forgiate dalla giurisprudenza, ora per individuare i confini della giurisdizione contabile, ora per definire la nozione, funzionale solo alla materia degli appalti pubblici, di organismo di diritto pubblico.

La Nota di commento di Simone Alecci