Le Sezioni unite escludono l’applicabilità dell’art. 230-bis cod. civ. ad una impresa gestita in forma societaria

Le Sezioni unite, con sentenza 6 novembre 2014 n. 23676, Rel . Bernabai, a composizione di contrasto, hanno escluso l’applicabilità dell’art. 230-bis cod. civ. ad una impresa gestita in forma societaria, di qualunque tipo essa sia (in dottrina questa tesi è sostenuta da COLUSSI, Impresa familiare, in Digesto comm., IV, Torino, 1992).

Il ricorrente, in primo grado aveva convenuto in giudizio davanti al Tribunale di Torino i figli della propria sorella, soci, in qualità di accomandatario e di accomandante, di una società avente ad oggetto la gestione di un bar. Il ricorrente asseriva l’applicabilità dell’art. 230-bis avendo egli collaborato attivamente alla gestione del bar.

Il Tribunale di Torino, accogliendo la prospettazione dell’attore, in applicazione dell’art. 230-bis condannava la convenuta socia accomandataria alla somma di Euro 22.000 circa ed euro 47 circa a titolo di utili non percepiti e per l’incremento di valore dell’azienda.

La Corte di appello di Torino con sentenza 5 novembre 2009 riteneva invece che il contrasto circa l’interpretazione della disposizione normativa invocata andasse risolto nel senso che la stessa tutela solo la collaborazione del familiare all’impresa individuale, e non anche all’impresa in forma di società.

Le sezioni unite, a composizione del contrasto giurisprudenziale, rigettano il ricorso e aderiscono all’orientamento, sostenuto da una parte della giurisprudenza di legittimità, che afferma “l’incompatibilità dell’impresa familiare con la disciplina delle società di qualunque tipo”.

Ciò, non tanto in considerazione del carattere eccezionale della disposizione in questione che utilizza il lemma “impresa”, non suscettibile di applicazione analogica, come pure è stato sostenuto.

Piuttosto, la disciplina patrimoniale concernente la partecipazione del familiare agli utili, agli incrementi dell’azienda, anche in ordine all’avviamento, nonché il riconoscimento di diritti corporativi al familiare del socio  risulterebbe incompatibile con le disposizioni imperative del sottosistema societario.

L’unica tutela per il familiare sarebbe, in sostanza, quella sussidiaria di cui all’art. 2041 c.c.

La Nota di commento di Luigi Balestra, Ordinario nell’università di Bologna

Sul tema cfr. L. BALESTRA, L’impresa familiare, in Regime patrimoniale della famiglia, a cura di Anelli e Sesta, , in Tratt. dir. famiglia diretto da Paolo Zatti, Milano, 2012, 811; G. DI ROSA, Sub art. 230-bis. Impresa familiare, in Commentario del codice civile diretto da E. Gabrielli, Della famiglia. Artt. 177-342-ter, a cura di L. Balestra, Torino, 2010; L. BALESTRA; Attività di impresa e rapporti familiari, Padova, 2008, spec. 554.