La Cassazione e l’acquisto per usucapione della servitù apparente

Secondo Cass. 17 novembre 2014 n. 24401, Rel. Manna, ai fini dell’acquisto per usucapione di una servitù di veduta, è sufficiente che le opere permanenti destinate al relativo esercizio siano visibili da un qualsiasi punto d’osservazione, anche estraneo al fondo servente, purché il proprietario di questo possa accedervi liberamente, come nel caso di una via pubblica.

In sostanza, perché la servitù possa considerarsi “apparente” e dunque usucapibile, non è necessario che le opere (nel caso di specie una finestra) siano visibili dal fondo servente (in un primo tempo coperto da un tetto, poi trasformato in terrazza), ma è sufficiente che risultino visibili dal proprietario del fondo servente: ciò accade quando l’opera è osservabile dalla pubblica via, e dunque da chiunque la attraversi, compreso il proprietario del fondo servente.

Le opere destinate alla servitù devono dunque essere visibili dal fondo servente ex art. 1061 co. 1. c.c., perché di norma solo in questo caso si ha la certezza che il proprietario del fondo servente abbia conoscenza del possesso. Ma tale tralaticia affermazione giurisprudenziale non esclude che quest’ultima possa essere desunta aliunde, ad esempio dal fatto che l’opera sia percepibile da un luogo che il proprietario non può non frequentare o attraversare.

Ciò che rileva è in definitiva la non clandestinità del possesso.

Si ha “apparenza” allora anche nell’ipotesi in cui il proprietario del fondo servente ha certezza del peso che grava sulla proprietà, ancorché le opere destinate alla servitù (la finestra) non siano visibili dal fondo servente (inizialmente coperto da una tetto spiovente, poi trasformato in terrazza).