Illegittimo per il Consiglio di Stato il rifiuto di mettere a disposizione una struttura per il distacco del sondino che alimentava Eluana Englaro

Anno I, numero II, luglio/settembre 2014

Con sentenza 2 settembre 2014 n. 4460, il Consiglio di Stato ribadisce quanto già statuito dal TAR Lombardia e cioé l’illegittimità del rifiuto della Regione Lombardia, che il 3.9.2008 respingeva la richiesta di mettere a disposizione una struttura per il distacco del sondino naso-gastrico che alimentava e idratava artificialmente Eluana Englaro, in stato di coma vegetativo permanente: ciò malgrado l’autorizzazione rilasciata dalla Corte di Appello di Milano, con decreto del 9.7.2008, nel giudizio di rinvio disposto dalla Corte di Cassazione, sez. I, 16.10.2007, n. 21748.

Come è noto, il distacco sarebbe poi avvenuto in una struttura sanitaria presso Udine il 9 febbraio 2009.

Viene altresì confermata la natura di “trattamento sanitario” e di “cura” dell’alimentazione e dell’idratazione artificiale che non è, invece, mero “sostentamento ordinario di base”: “Esse, infatti, integrano un trattamento che sottende un sapere scientifico, che è posto in essere da medici, anche se poi proseguito da non medici, e consiste nella somministrazione di preparati come composto chimico implicanti procedure tecnologiche” (Corte di Cassazione, sez. I, 16.10.2007, n. 21748).

Secondo il Consiglio di Stato, “il consenso informato ha come correlato la facoltà non solo di scegliere tra le diverse possibilità di trattamento medico, ma anche di eventualmente rifiutare la terapia e di decidere consapevolmente di interromperla, in tutte le fasi della vita, anche in quella terminale”.

Ancora, “come tutti i diritti di libertà, implica la tutela del suo risvolto negativo: il diritto di perdere la salute, di ammalarsi, di non curarsi, di vivere le fasi finali della propria esistenza secondo canoni di dignità umana propri dell’interessato, finanche di lasciarsi morire”.

Ma soprattutto, “esso ha una natura ancipite, per così dire, ed è un diritto che ha una indubbia valenza privatistica, in quanto massima ed inviolabile espressione della personalità individuale, ma anche una innegabile connotazione pubblicistica, perché può e deve, se lo richiede la sua soddisfazione, trovare adeguata collocazione e necessaria attuazione all’interno del servizio sanitario, non potendo dimenticarsi che la salute, anche nella declinazione personalistica che è venuta ad assumere nel nostro ordinamento, è pur sempre, insieme, diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività (art. 32 Cost.)”.